| I nanetti? Fuori tutti |
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Mastella resta al palo e cerca almeno una poltrona: in Europa? Poveri nanetti. Se alla fine dell'anno scorso, invece di snobbare Enzo Bianco che nelle sue funzioni di Presidente della commissione Affari Costituzionali, cercava disperatamente di fare approvare la sua bozza di legge elettorale con uno sbarramento al 5 per cento in entrambi i rami del Parlamento, avessero detto almeno un "ni", oggi forse non correrebbero il rischio di andare verso l'estinzione. E invece hanno ritenuto più utile tornare a votare con il "Porcellum" dove le soglie di sbarramento per le forze coalizzate sono del 2 per cento alla Camera e 3 al Senato. Certo, allora non immaginavano che Silvio Berlusconi e Walter Veltroni decidessero di correre da soli o quasi, lasciando ai piccoli e alle loro arroganze che tanto - diciamolo una buona volta - sono costate al nostro Paese, le soglie riservate ai non coalizzati: 4 per cento alla Camera e un insuperabile 8 per cento al Senato.
Una mossa che ha spiazzato i furbetti delle nostre Camere e che fa presumere che, alla conta dei voti, a Montecitorio sopravviveranno solo cinque gruppi: il PdL di Berlusconi, la Lega, Il PD di Veltroni, la Sinistra Arcobaleno di Fausto Bertinotti e l'Udc di Pier Ferdinando Casini. Al Senato poi, con le fluttuazioni possibili di cui abbiamo già parlato nelle altre pagine, ce ne potrebbero essere anche meno. Un fatto mai accaduto in questa Italia tutta partiti e potere dove il tradimento (politico e non) è sempre stato dietro l'angolo e i piccolissimi in virtù di sbandierate ideologie, hanno condizionato scelte fondamentali per lo sviluppo economico e per la vita quotidiana della gente che lavora. Una per tutte, la sicurezza su cui la sinistra estrema ha fatto carne da macello, proteggendo clandestini e delinquenti e andando a braccetto con un insinuante Mastella (che detto tra noi, con l'indulto, badava anche molto ai fatti di casa propria). Ma tant'è. Come si dice a forza di tirare la corda, anche la più robusta, si strappa. Capita così che, scomodando storia e statistica, si scopra che nel 1948 quando la nostra democrazia aveva ancora i pantaloni corti i gruppi rappresentanti nel Parlamento erano 8, mentre nell'ultima, quella che sta morendo dopo la cura Prodi, sono saliti a 14 a Palazzo Madama e 11 in Senato. Una babele insostenibile per qualunque democrazia. Di qui le interminabili liturgie delle riunioni dei capigruppo delle coalizioni dove più il gruppo era piccolo ( e insignificante come peso politico) più sbraitava, minacciava, imponeva. Una battaglia continua per insinuare nuove leggi e - soprattutto - per fermare o ritardare quelle urgenti. Per restare ancora in tema di sicurezza, basta pensare alla proposta di legge bipartisan sulla obbligatorietà delle impronte digitali per capire come la sinistra estrema, sempre in virtù del buonismo di cui abbiamo detto, sia riuscita a farla restare in frigorifero. Con i risultati che tutti conosciamo. Ebbene, dopo l'accordo Veltroni - Berlusconi sulla necessità dei due grandi gruppi contrapposti e solitari, i duri e i puri, quegli stessi che condizionavano le scelte dei loro alleati, hanno cominciato la caccia all'apparentamento. Uno di qui, uno di là, a cercare casa nel partito maggiore consci del rischio estinzione. Il bollettino della disfatta recita che quasi tutti loro sono fuori dalle liste o ripresentati in liste senza speranza. Esempio classico, l'Udeur di Clemente Mastella, il partito responsabile della crisi di Governo, che si è praticamente liquefatto. Il capogruppo al Senato Tommaso Barbato si è ricoverato nel MpA di Raffaele Lombardo, con flebili speranze, l'altro capogruppo, Mauro Fabris sperava in una mano tesa dal Pdl di Berlusconi ma è stato deluso. E Cusumano, che invece ha scelto il Pd è ricoverato, termine non casuale, al 10 posto al Senato in Sicilia. E Mastella? Lui, fuori gioco nella politica nazionale spera forse in un posto alle Europee. Ma è semplicemente una speranza. Procedendo nell'esercito dei nanetti, dopo l'ennesimo salto della quaglia anche Lamberto Dini si ritrova sterilizzato con 4 seggi nel pdl ma tre alla Camera dove saranno del tutto ininfluenti perché lì, chi vincerà disporrà di una maggioranza blindata di 340 deputati. A sinistra la coppia Willer Bordon e Roberto Manzione, ex Margherita, ex campioni del tentennamento (votiamo con Prodi,non votiamo, forse votiamo…)finiscono in un mini partito, L'Unione Consumatori con nessuna speranza per il Parlamento e, forse, una piccola "ricompensa" per Bordon nel comune di Roma sempre che Francesco Rutelli ce la faccia a diventare sindaco di Roma. E lo Sdi? Il partito di Enrico Boselli è destinato all'estinzione che appare - una volta tanto - quasi volontaria, visto che Veltroni aveva offero ospitalità a patto che vi fossero facce nuove nelle liste. Opzione scartata dai vecchi quasi con sdegno. Proseguendo non possiamo dimenticare Franco Turigliatto e Salvatore Cannavò, i dissidenti di Rifondazione Comunista i quali hanno messo su il loro partitino alla sinistra della sinistra della sinistra. Che si chiama Sinistra critica. E Marco Ferrando altro ex Rifondazione non ha voluto essere da meno. Di qui il Partito Comunista dei lavoratori. Ancora, Fernando Rossi, ex compagno di strada di Oliviero Di liberto ha varato - da solo o quasi - la sua lista: Per il bene comune (nome della lista), ovviamente. E tra i nanetti anche l'ex grande Casini ha evitato - ma solo con l'accordo con la Rosa Bianca di Savino Pezzotta - di far la fine di Mastella. E ora se la gioca, ma almeno con la certezza di entrare nelle Camere. Insomma c'è di tutto e di più, ma una volta tanto con una (quasi certezza) la Torre di Babele di prima non ci sarà più. |
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