| Uno contro tutti |
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Il Paggio Ferdinando saluta e cerca vendetta Che metamorfosi, il bel Ferdinando. Lui, la mitezza fatta persona ( almeno in pubblico), il grande affabulatore che pareva avesse racchiuso in sé tutta l'ars mediandi della scuola democristiana, dopo il divorzio con Silvio Berlusconi ha messo in mostra un'aggressività e un frizzo politico su cui nessuno, tantomeno i suoi alleati, avrebbero scommesso. Dalle mani giunte alle mani protese a minacciare, come un predicatore d'altri tempi che, senza peli sulla lingua, bacchetta in ogni occasione sia il Cavaliere, sia il leader di An, Gianfranco Fini. I due diventano una sorta di guardiani dell'Arca del Pdl, sorta di novelli Papà Noè che imbarcano tutti e tutto, ma che soprattutto "comprano" tutti. Un'esagerazione che, tra l'altro, solleva qualche dubbio ai maliziosi: perso il treno della grande allenza,il bel Ferdi sente anche il peso della perdita di…potere economico, parenti acquisiti esclusi, ovviamente? Non sappiamo chi sia il suo segreto consiglieri e soprattutto se vesta Armani, come Azzurra, o completi di Caraceni (il grande sarto milanese dei Vip) come il suo papà (di Azzurra, ovviamente), ma il leader dell'Udc, è scatenato. E batte sempre sullo stesso chiodo: io non sono in vendita, l'Udc non è in vendita.E aggiunge, quasi per liberare il petto ( a dire il vero un po'carenato, come quello di un piccione viaggiatore) che <non poteva continuare a credere in Berlusconi>, che <la sua è una politica vecchia, trista e ritrita, non più utile allo sviluppo e alla guida dell’Italia: stessi slogan, stesse promesse, stesse spese miliardarie (in euro, s'intende) senza copertura finanziaria>. Viene da chiedergli, ma nessuno lo fa, tantomeno Vespa, nel suo "Porta a Porta", dov'era il bel Ferdinando nei cinque anni di Governo, quando sedeva - sempre ben carenato - e in Caraceni grigio o blu, di taglio "paterno", con le cravatte di Hermes o al peggio di Marinella - sullo scanno di Presidente della Camera. Cinque anni di sofferenza? Di dinieghi? Di rimbrotti? Che vita, povero Casini. Tanto da crearsi una scorza dura, da boscaiolo, più che da mediatore con lo scudo crociato sul petto, che oggi si traduce nel "solo contro tutti". Contro il Cavaliere, lo abbiamo detto, ma anche contro Gianfranco Fini con il quale aveva avuto, già in passato, più di uno screzio, anche personale. Di lui, Casini dice che <non svenderà mai il partito come ha fatto Fini> o peggio ancora <che è un leader alla frutta che ha poco da dire sia sotto il profilo politico che su quello famigliare (evidente la stoccata, non certo di classe, alla storia d'amore che vede coinvolto, con tanto di nuova paternità, il leader di An. In realtà, mentre contro Berlusconi c'è il rancore sordo dell'allievo che non è riuscito a superare il Maestro, nei confronti di Fini c'è un livore anche peggiore, in cui la politica o se preferite l'ideologia, non c'entrano "picca o nenti", come direbbe Camilleri parlando per bocca del commissario Montalbano. Una rabbia che data anni addietro quando Ferdinando e Gianfranco, come due paggetti, erano costretti a rubarsi spazio alla corte del Cavaliere nel tentativo di puntare alla tanta agognata successione. Ecco che allora Fini diventa un replicante di Berlusconi (adesso c'è solo lui…) che dice bugie e striscia sui prati di Arcore. Ha la coda avvelenata Casini, ma non crediamo affatto che il suo atteggiamento sia dettato solo da livore. Dietro la sua strategia c'è un calcolo preciso: quello di sparigliare, di mettersi di mezzo, di confondere le carte su cui, ad aprile, gli elettori del centro destra dovranno far tesoro se davvero vogliono cambiare le cose. Si agita tanto da nemico, il vecchio mediatore democristiano, da far urlare di gioia i ds che, non più di una settimana fa, parlando dei problemi del Cavaliere (sempre esagerandoli, ovviamente) dicevano "meno male che c'è Casini". Il Casini che adesso dice che "in cinque anni non si è fatto nulla", che spara sulla proposta Berlusconi su Alitalia definendola una bufala elettorale, che sbandiera quel suo "ma siamo seri", come se il mondo intero, tranne lui, giocasse la partita per sfottere il prossimo. Pier il moderato, provoca. Solo contro tutti. Obiettivo: raggiungere l'8 per cento e poi venire a patti. L'anima democristiana, almeno quella, non l'ha rinnegata. |
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