Una poltrona per... quanti? PDF Stampa E-mail
Bertinotti, Veltroni, Casini, BerlusconiBerlusconi insidiato dai “topolini” Semplificando le cose, come capita spesso in Italia, quando si parla di politica, parrebbe che queste elezioni siano una sorta di corsa ad ostacoli per due soli concorrenti. Da una parte Silvio Berlusconi, dall'altra Walter Vetroni. Insomma che i due, come i protagonisti di un celebre film, si contendano la poltrona del potere. Senza possibilità di errori e intromissioni. Ma questo film che si gira il 13 e 14 aprile, nel buio dell'urna, è davvero assimilabile al capolavoro dal titolo "Una poltrona per due"? E soprattutto è vero che chi vincerà potrà governare? Chiuse le liste, quando i partiti sono tornati ad occuparsi della reale materia del contendere, vale a dire la futura governabilità, si sono trovati di fronte a due galassie (Pd e Pdl) e ad altre costellazioni (Udc + Rosa Bianca e Sinistra Arcobaleno) che avranno un peso nella distribuzione dei posti in Parlamento. E questa situazione, di fatto, apre alcuni interrogativi, e non di poco conto.
Mentre nel 2006 solo due coalizioni presero seggi e nessuna delle altre due liste riuscì ad assicurarsi un posto a Montecitorio e a Palazzo Madama, consentendo di fatto all'Unione e alla Casa delle Libertà di spartirsi la torta, questa volta le coalizioni in grado di conquistare seggi non sono solo due (Pd e Pdl), ma quattro. Vale a dire i due primi attori, Pd e Pdl, ma anche Sinistra Arcobaleno e Udc. Esclusi capovolgimenti da fantapolitica, la poltrona resta sembra "per due", con un Berlusconi in vantaggio - lo dicono i sondaggisti degli opposti schieramenti, pur con sottili distinguo - di una decina di punti e con Veltroni costretto ad inseguire, ma l'erosione dei topolini Bertinotti e Casini potrebbe creare danni agli uni e agli altri, riducendo magari le lunghezze nell'imminenza del voto.
 
E così, dicono i politologi, si potrebbe verificare un'altra volta la discrasia tra Montecitorio e Palazzo Madama. Berlusconi insomma potrebbe stravincere alla Camera e Veltroni potrebbe pareggiare o quasi in Senato. In sintesi: la vittoria del Pdl non è in discussione ma se questa competizione elettorale fosse assimilabile ad una battaglia da combattere stretegiacamente, non ci sarebbe da stupirsi se il generale Veltroni decidesse di lasciare il campo libero alla Camera e gettare tutte le forze, cavalleria compresa, alla conquista del Senato. Guardando i sondaggi, sempre loro, che comunque rappresentano la vera tabellina pitagorica delle competizioni elettorali, Veltroni non potrebbe impedire a Berlusconi una larga vittoria, ma potrebbe puntare ad un quasi pareggio dei seggi grazie agli effetti paradossali del premio regionale ( voluto fortissimamente dall'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi) e degli sbarramenti.
 
Chi capisce i giochi arcani della legge elettorale afferma infatti che il Pd potrebbe puntare a non stravincere nelle regioni rosse e ad affermarsi in quelle in bilico per tentare il pareggio in Senato. Condizione questa che permetterebbe a Veltroni di giocare un secondo tempo con il Pdl di Berlusconi Ancora una volta, insomma , potremmo arrivare al paradosso, poiché la coalizione di Berlusconi (Pdl+Lega+Mpa) con un vantaggio di 2,4/3 milioni di voti al Senato, potrebbe trovarsi di fronte a due scenari diversi, proprio per effetto degli sbarramenti dei premi della legge elettorale. In pratica Berlusconi e i suoi, che pure sono fortemente in testa ai sondaggi, hanno di fronte quattro categorie di regioni: 1 - Le Regioni dove il Pdl vince con il 55 per cento degli eletti, come Lombardia (26), Veneto (15) e Sicilia (15), o forse anche di più (la Lombardia potrebbe passare a 29, Veneto e Sicilia a 16), a seconda dei risultati dei "topolini" Bertinotti e Casini; 2 - Le Regioni dove la vittoria è sicura ma i seggi non variano, come Piemonte (12), Friuli Venezia Giulia (4), Campania (17) e Puglia (12); 3 - Le Regioni incerte: quelle dove Veltroni è in vantaggio come Liguria, Marche e Abruzzo) e quelle dove è in testa Berlusconi (Lazio, Calabria e Sardegna). Regioni dove si può conquistare il massimo dei posti in palio, o perdere e vedersi attribuiti tutti i seggi destinati all'opposizione, oppure essere costretti a dividerli sempre con i due "topolini"; 4 - Le Regioni perse (da sempre) per il Pdl, vale a dire Emilia Romagna,Toscana e Umbria e i seggi per gli sconfitti dovranno essere divisi soprattutto con Bertinotti.
 
Che cosa c'entrino questi calcoli con la libera scelta degli italiani, non lo sappiamo, ma tant'è. La legge elettorale contiene alcune trappole a cui il Cavaliere i suoi strateghi dedicano, da settimane, attentissime analisi , affinché una grande - e annunciata - vittoria del Pdl la sera del 14 aprile non venga vanificata da premi in palio che con il risultato dell'urna ben poco hanno a che vedere e che potrebbero riconsegnare il Paese a quella instabilità che ha prodotto tanti dannio in questi ultimi 24 mesi di governo Prodi.
 
Ed è in questa ottica che costituzionalisti di peso annettono tanta importanza al risultato finale di Bertinotti e Casini: se superassero l'8 per cento in alcune regioni, il Senato potrebbe essere di nuovo in bilico. E l'Italia è stanca, consentiteci di dirlo, di vivere con l'incubo dell'influenza vera o presunta dei Senatori a Vita.


 
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