Emergenza casa PDF Stampa E-mail

Gli affitti risucchiano il 40% dello stipendio.
 Povertà e emergenza abitativa vanno a braccetto.A Torino più che in altre parti d’Italia. In una città dove le case di proprietà sono solo il 58 per cento – contro una media italiana che supera l’80 – i costi per il canone di affitto risucchiano almeno il 40 per cento di uno stipendio normale. La conseguenza diretta è solo una, la più drammatica: il 78 per cento delle richieste di sfratto sono proprio per morosità. Non c’è quindi da stupirsi se il mercato immobiliare spesso deve superare lunghi periodi di stagnazione e che la figura del “compro subito e in contanti” è quasi scomparsa.

 Nemmeno la riduzione dei canoni ( scesi del 5 per cento nell’ultimo anno) sembra poter arginare la “fame di casa” quasi sempre insoddisfatta dei torinesi. All’impennata dei mutui si accompagnano quelle per l’assegnazione di una casa popolare, per l’attivazione del fondo di emergenza abitativa e la richiesta di assistenza da parte dei servizi sociali. Nell’ultimo anno, sono state 1.836, su 7.271, le famiglie ad aver ottenuto più di dieci punti nel bando per l’assegnazione di un alloggio popolare, rientrando così nella classe definita urgente. Nel 2001 erano circa 1.200. Di fronte all’emergenza, le 6.021 case del Comune, i 12.242 alloggi dell’Atc e i 723 di altri enti possono fare ben poco.

Nonostante il 3.7 per cento dell’intero patrimonio immobiliare sia in mano comunale, le domande per un appartamento popolare sono migliaia tutti gli anni. Inoltre, l’Atc deve fare i conti con una debolezza economica in continua crescita tra i suoi affittuari. In sei anni, il canone medio di affitto è passato dai 97.78 euro del 2001 ai 92.08 del 2007, e nonostante questo un affittuario su quattro non è in regola con i pagamenti. Nel 2004 erano il 19.5 per cento, ora sono il 24.2.

 
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