| Come ti smonto il bullo |
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Pagina 1 di 3 ![]() Il caso Matteo, per le violenze non paga nesuno La morale è semplice: per la morte di Matteo, lo studente suicida per le continue provocazioni e violenze dei compagni, non paga nessuno. E sono bastate sei pagine alla Procura di Torino, per liquidare i motivi con cui è stata chiesta l´archiviazione del caso. Lo scandalo non è avvenuto, la scuola non c´entra, il bullismo tanto meno. Il povero ragazzo era in crisi depressiva. Insomma, ha fatto tutto da solo. Ancora una volta sulle violenze in classe, quelle documentate addirittura con le immagini diffuse via Internet e scaricate dai telefonini, e ancora sui tormentoni che intere classi infliggono ai soggetti più deboli (dove disabilità e omosessualità sono cause scatenanti), cala il silenzio. Il reato, spesso difficile da circoscrivere, cade nell´oblio e vicende anche dolorosissime- Matteo è solo un esempio, per quanto tragico - finiscono per essere cancellate dalla memoria.Sei pagine, dicevamo, per chiudere un caso che ha commosso non solo Torino ma l´Italia intera.. La Procura di Torino ha chiuso il fascicolo d´inchiesta e chiesto l´ archiviazione dell´indagine. Matteo non fu spinto al suicidio. Dal quel tragico volo dal balcone di casa sono passati ormai quasi sei mesi. Era aprile, Matteo lasciò un biglietto d´addio e salutò per sempre amici e famiglia. Sin dall´inizio, come hanno spiegato il procuratore capo di Torino Marcello Maddalena e il suo sostituto Paolo Borgna, non erano emersi elementi penalmente rilevanti. L´inchiesta andava chiusa, subito. Ma così non è stato. E sono proprio i due magistrati a spiegare perché. «Nei giorni successivi all´episodio - scrivono i pm nella richiesta d´archiviazione - su numerosi quotidiani e settimanali erano apparsi articoli ed interviste in cui si ipotizzava che Matteo fosse stato spinto al suicidio da un clima ostile, se non persecutorio, che si sarebbe creato nell´ambiente scolastico a causa della sua omosessualità ». Seguirono degli accertamenti. Seri, approfonditi. Capaci di mettere in luce che si trattava solo di chiacchiere, di bugie, di menzogne. Matteo non aveva alcun problema con i propri compagni di classe, con gli altri studenti del Sommeiller. Matteo non aveva rapporti conflittuali neppure con gli insegnanti, con la preside. Era tutto a posto, tutto in regola. Niente offese, persecuzioni. Nessun maltrattamento, nessun riferimento a una presunta ed eventuale omosessualità. Perché Matteo, ribadiscono adesso i magistrati, non era affatto gay. Matteo era solo più sensibile degli altri studenti, dei propri compagni di classe e di istituto. Molto più semplicemente, Matteo era un adolescente «sempre allegro, sorridente, sereno, di natura gentile, apparentemente ben inserito nell´ambiente scolastico, con ottimi risultati in tutte le materie ». Un ragazzo che «mai aveva fatto cogliere a docenti, psicologi e compagni di scuola indizi del proprio disagio esistenziale ». Famiglia e scuola non hanno nessuna colpa. Non c´è stato bullismo, non c´è stata istigazione al suicidio, non ci sono stati i maltrattamenti di cui ha parlato la stampa. E poi, soprattutto, Matteo non era gay. Le immagini memorizzate sul suo cellulare lo confermano. «Quelle immagini - c´è scritto nella richiesta d´archiviazione - sembrano segnalare, in forma chiaramente adolescenziale, una univoca attenzione per l´altro sesso; e comunque mal si conciliano con l´ipotesi di un ragazzo vittima di un´ondata di omofobia ignorata o tollerata dai professori». |
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