| Il buco in una stanza |
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Pagina 1 di 2 Le narcosale a Torino dividono l’opinione pubblica.
Torino come Amsterdam, Barcellona, Sidney, Berlino? Chiamparino dice sì. Torino città laboratorio, anche sulle droghe. Visto che campi da golf e spiedini romagnoli si sono dimostrati inutili a neutralizzare la vergogna di Tossic Park, una ventina di consiglieri, capeggiati da Marco Grimadi della Sinistra Democratica, hanno presentato una mozione che impegna il Comune di Torino a predisporre la sperimentazione della cosiddette “sale del consumo”. In pratica, la fronda liberazionista della Sala Rossa chiede alla città di organizzare delle “stanze del buco” dove i drogati possano tranquillamente iniettarsi l’eroina senza più doversi appartare tra la boscaglia del lungo Stura o in qualche fabbrica dismessa. Il politichese della mozione, il cui obiettivo è di “intercettare i fruitori di sostanze riducendo il consumo in luoghi pubblici”, chiede così di equiparare Torino a una qualsiasi tra Amsterdam, Berlino, Sydney o Barcellona. Proposta con la quale il sindaco Chiamparino si era già più volte detto d’accordo. “Questo – ha sostenuto il primo cittadino – è un progetto che va nella direzione giusta, a patto che si rispettino certe condizioni”. Paletti che i venti firmatari hanno chiarito subito dopo aver depositato la loro mozione. “Il nostro obiettivo – ha chiarito Marco Grimaldi – non è solo di togliere i drogati dalla strada, ma anche di fornire loro assistenza medica e psicologica per convogliarli in un percorso di recupero”. Un recupero che secondo il capogruppo dell’Ulivo Andrea Giorgis – che pure non ha firmato il documento – rappresenta un punto non discutibile: “O il tossicodipendente accetterà di cominciare un cammino di disintossicazione oppure non potrà nemmeno chiedere di iniettarsi la dose”. Questo progetto – ha continuato il capogruppo – dimostra come lo Stato affermi che il drogarsi non è una manifestazione della libertà, ma un problema di cui la società deve farsi carico per superarlo”. Assistenza sanitaria e piano di recupero condiviso: questi sono i punti di partenza anche per il sindaco, che si è comunque premurato di precisare che questo “Deve essere innanzitutto un progetto sperimentale rivolto ai tossicodipendenti cronici e che va verificato strada facendo”. Non liberalizzazione ma piuttosto recupero sanitario: la maggioranza di centrosinistra cerca in questo modo di nascondere al meglio i lati oscuri per far emergere solo quelli positivi della proposta. Un tentativo fatto anche dal ministro della Sanità Livia Turco: “Qui non c’entra con l’antiproibizionismo, ma si parla di sanità pubblica. Non possiamo lasciare solo, ai margini e ad alimentare l’illegalità chi non è ancora riuscito a uscire dalla droga. L’iniziativa non può che avere il mio plauso”. Tra l’altro, sempre a Torino, l’ipotesi “narcosale” era stata avanzata da una raccolta firme indetta dai Radicali. “Vogliamo strutture protette e igienicamente garantite – aveva detto Giulio Manfredi, membro della direzione nazionale del partito di Pannella – così da ridurre i rischi da morte per overdose e garantire un sufficiente livello di sicurezza per gli altri cittadini”. |
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Torino come Amsterdam, Barcellona, Sidney, Berlino? Chiamparino dice sì. Torino città laboratorio, anche sulle droghe. Visto che campi da golf e spiedini romagnoli si sono dimostrati inutili a neutralizzare la vergogna di Tossic Park, una ventina di consiglieri, capeggiati da Marco Grimadi della Sinistra Democratica, hanno presentato una mozione che impegna il Comune di Torino a predisporre la sperimentazione della cosiddette “sale del consumo”.