Sei ciò che mangi PDF Stampa E-mail
 Mai fare della pancia il proprio Dio Il grande filosofo materialista Feuerbach sentenziò più di un secolo fa che l'uomo è ciò che mangia. Questa affermazione è alla base di considerazioni disperate o di orizzonti luminosi.
 
Gli allarmi Disperati sono le denunce e gli allarmi che quasi quotidianamente vengono lanciati sullo stato dei cibi che formano l'alimentazione umana. Da una parte ogni giorno si legge di additivi cancerogeni, coloranti mutageni, anticriptogamici pestilenziali, insomma un cocktail di inevitabili diavolerie chimiche diluite ormai anche nell'aria nell'acqua nella terra.
 
Di fronte a queste appaiono fragilissime anche le barriere di tutti i possibili salutismi. Vegetariani, macrobiotici, eubiotici, naturopati, salutisti di ogni tipo al di là dei marchi di garanzia orgogliosamente esibiti in deliziosi e costosi negozi, non saranno mai certi di essere sfuggiti fino in fondo al demone di una molecola calata dal cielo con la pioggia o risalita dalla terra. un mondo malato Insomma è molto difficile rimanere sani in un mondo ammalato e puliti in un pianeta super inquinato.
E poi questa specie di fobia sociale, ha già dato luogo ad una sindrome classificata dagli psichiatri americani come "portoreossia". Cioè l'impossibilità di nutrirsi liberamente nella fobia ossessiva di assumere solo alimenti sani e naturali, anche a costo di sfiorare la denutrizione.
 
Ma i fattori chimici non sono l'unica causa di allarme individuale e collettivo, e non rappresentano l'unica origine di disperazioni o consolazioni, di maledizioni o di possibili speranze e redenzioni. In questo la divulgazione dietologica e nutrizionistica non fa sempre un buon servizio nè alla verità nè alla gioia di vivere. La confusione Un certo giorno in un articolo divulgativo si legge che mangiare la carne è poco meno che un suicidio.
 
Il giorno successivo sullo stesso giornale si legge che chi non mangia proteine animali è condannato a morte per mancanza di un amminoacido essenziale. Un certo giorno il pesce è la fonte elettiva di miracolosi omega 3; il giorno successivo terrorizzante deposito di metalli pesanti e sostanze tossiche. Nei giorni pari la frutta è indispensabile come l'aria, il giorno successivo la principale scatola di pesticidi che la natura conosca.
 
Quanto poi alla frutta cosiddetta biologica, sarebbe ancora più pericolosa perché afflitta dai pesticidi naturali che la pianta produce per difendersi dai virus e dagli insetti di un mondo strainquinato e squilibrato. Insomma per il povero consumatore medio sembra non esserci speranza. Rimangono soltanto le lusinghe mondane con le lussurie gastronomiche di slow food che dedica al lardo di colonnata un rispetto sacramentale degno di un'ostia consacrata e che fa dell'olio d'oliva extra vergine della Val d'Orcia una specie di santo crisma.
 
Peccato però che anche la vita declinata come una digressione gastronomica permanente diventi greve alla fine per la salute, ma anche per il portafoglio. Sei ciò che mangi? Insomma chiedersi se si possa tornare a mangiare senza paura, è una domanda in fondo oziosa che rimanda al quesito di partenza: l'uomo è davvero ciò che mangia? Un testo sapienziale di 2000 anni fa che i credenti chiamano buona notizia o per meglio dire vangelo, ha detto: "Non è ciò che entra nell'uomo che lo contamina, ma è ciò che esce da lui".
 
Cioè in altre parole i cattivi pensieri sono più pericolosi delle braciole di maiale, e l'egoismo aggressivo è più difficile da digerire di un fritto misto neppure troppo dietetico. E questo credetemi vale tanto per la salute dell'anima che per la salute del corpo. Un pasto semplice in allegria consumato gioiosamente e in fraternità tra amici o in famiglia è più gustoso di un manicaretto prelibato e più salutare di un riso tibetano curativo magari solitario e disperato. Mangiare insieme Insomma è l'anima e il cuore dell'uomo che lo plasma più del suo stomaco e del suo intestino. Insomma fare della pancia il proprio Dio non è mai una buona politica, neanche se praticata a partire dalle migliori intenzioni.
 
Quelle buone intenzioni di cui, come ben si sa, è spesso lastricata la via d e l l 'inferno. Quell'inferno di egoismo che condanna a morte un bambino africano ogni 4 minuti con la pancia gonfia ma vuota, e gli occhi sbarrati a cercare inutilmente il nostro sguardo, troppo impegnato a scorrere un menù con annessa carta dei vini.
 
Alessandro Meluzzi 
 
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