| Papa Donadoni I° |
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Prima volevano cacciarlo, oggi è in Paradiso Quando, dopo il terremoto Calciopoli e l'addio di Lippi, la Federcalcio aveva scelto Roberto Donadoni per la panchina della nazionale campione del mondo, in molti avevano più di una perplessità. Roberto era pur sempre un uomo figlio di quel furore riformatorio che in quattro e quattr'otto aveva cancellato il calcio come lo si era fino a quel punto conosciuto, sbattendo la Juventus in serie B e distribuendo penalizzazioni a destra e a manca nella speranza che le cose cambiassero. Ora, che è riuscito a portare la nazionale agli Europei del 2008 in Austria e Svizzera, Donadoni è invece un dio. Il meglio che si potesse sperare o che la provvidenza potesse riservare. E in fondo per il miracolo è bastata una stiracchiata vittoria in Scozia per 2 a 1. D'accordo che nessuno prima di lui c'era riuscito. Ma con una squadra come quella che ha trionfato in Germania nel 2006 non si può proprio dire che sia l'impresa della vita. Eppure tanto è bastato a fare del Ct il nuovo eroe d'Italia. Titoloni sui giornali neanche stessimo parlando di un Dio sceso in terra. Peana per il ritrovato spirito mondiale che tanto era piaciuto al ministro dello Sport Giovanna Melandri. Una musica molto diversa da quando tutti lo avevano dato per finito, bollito, incapace di gestire la squadra. Del resto, per uno che nella sua vita ha allenato solo Lecco, Genoa e Livorno - che con tutto il rispetto del caso non sono il Real Madrid - ci poteva anche stare. Oggi qualcuno si ricorda cosa dicevano i giornali il 10 settembre di un anno fa? La sera prima a Parigi si era giocata Francia- Italia, rivincita della finale mondiale di 3 mesi prima. Bene, la Francia ha fatto polpette dei campioni del mondo in carica e il risultato è stato di 3 a 1 per gli odiati galletti, per giunta orfani di Zidane. Per alcuni quasi una tragedia nazionale, al limite del regicidio. E poi, cosa è successo? Sì, ci sono state anche 5 vittorie consecutive, anche se contro temibilissimi avversari del calibro di Ucraina, Georgia e Far Oer. E poi, nel momento della rivincita con la Francia, in uno stadio Meazza gremito di tifosi pronti a fischiare a pieni polmoni la Marsigliese, la squadra non si schioda dallo 0 a 0. Molti queste cose non le ricordano. Se ne sono dimenticati i giornalisti, se n'è dimenticato la "ministra" Melandri, se n'è dimenticato il gran censore Guido Rossi che ora canta a pieni polmoni il peana per la creatura che lui ha voluto sull'iridata panchina della nazionale. “Il suo successo testimonia la competenza che batte l'appartenenza, ha vinto uno bravo - ha spiegato Rossi -, chiamato a svolgere un compito perchè capace e non perchè appartenesse ad un gruppo. Il contrario di quello che accade ovunque in Italia. Serviva una persona capace e che rispondesse solo a se stesso. E per questo lo hanno sempre duramente attaccato. Non aveva padrini e padroni. Bergamasco duro, serio, umile, senza spocchia”. Su quest'ultimo punto, il "professore" forse si è sbagliato. Poteva essere vero all'inizio della sua avventura in azzurro. Ma che dire delle ultime dichiarazioni del Roberto- Nazionale quando si è dovuto parlare del rinnovo del contratto? “Io mi sento come Benedetto XVI” paragonandosi al pontefice che ha preso il posto di Giovanni Paolo II, che calcisticamente sarebbe il Lippi campione del mondo. Professor Rossi, quale migliore prova di umiltà e mancanza di spocchia di questa? |
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