Juve, il mistero Tiago PDF Stampa E-mail
 È costato una fortuna, ma quanto vale davvero Un brivido corre lungo la schiena degli juventini. “E se Tiago fosse un altro bidone?”. Già, ormai Natale è prossimo e il portoghese obiettivo principe del mercato estivo bianconero è ancora un costosissimo punto interrogativo. Strappato a suon di milioni - 14, per l'esattezza - dall'emergente Olimpique Lione, avrebbe dovuto rivoluzionare il centrocampo bianconero. Una rivisitazione di Paulo Sousa, nelle speranze e nei desideri della dirigenza juventina. Peccato che tra il dire e il fare… Più panchina che campo, sospetti attriti con l'allenatore e qualche buona prestazione che non ha comunque cancellato un inizio di stagione a dir poco incolore. Tanto che nelle scorse settimane si è parlato anche di un divorzio anticipato tra il bel portoghese e la Vecchia Signora, magari con destinazione (incredibile ma vero) alla corte di Rijkiard, a Barcellona.
Forse una mossa pubblicitaria per confondere le acque e far svegliare il giocatore, in puro Moggi-style. Eppure, a volte nemmeno Big Luciano è riuscito a salvare la Juve dall'onta di essersi presa il proverbiale bidone. Anzi, tralasciando per un attimo il trio degli orrori Rush-Zavarov-Aleinikov targati anni '80, non si può certo dire che gli ultimi anni siano stati avari di brutte sorprese e fiducia mal riposta. Questa galleria degli orrori in casacca bianconera non può che iniziare con Thierry Henry, prelevato dal Monaco nell'annus orribilis dell'infortunio di Alessandro Del Piero. Ma qui, più che di un errore di mercato parliamo di un marchiano errore di valutazione. Per quattro mesi rimane relegato in panchina, poi Lippi lo fa giochicchiare un po' dove capita, arrivando anche a schierarlo terzina.
Alla fine, segna anche due gol alla Lazio nella partita di Roma che di fatto regalerà lo scudetto al Milan di Zaccheroni. Nemmeno questo basta a garantirgli un posto in rosa per l'anno successivo. Henry viene svenduto all'Arsenal e da quel momento inizierà la sua folgorante carriera che lo porterà a essere uno dei più forti centravanti del mondo. E pensare che Moggi era considerato il migliore. E che dire allora di Esnaider, arrivato alla Juve proprio insieme ad Henry e capace di cancellare in pochi mesi di esperienza italiana quanto di buono fatto in Spagna, dove militò addirittura nel Real Madrid?
 
 E Van Der Sar, l'ex portiere dell'Ajax arrivato a Torino per sostituire l'indimenticabile "Cinghialone" Peruzzi, nel frattempo passato all'Inter?
Nella mente degli juventini resta la sua prestazione offerta ad Atene con il Panathinaikos. Una figuraccia che alla squadra non solo costa l'eliminazione dalla Champions, ma addirittura dalla Coppa Uefa. Indimenticabile. Nella stessa formazione militava anche Sunday Holiseh, strappato alla Roma dopo un duello all'arma bianca a suon di milioni. Tanta fatica sprecata.
Un discorso che vale anche per Athirson, terzino sinistro del Cruzeiro presentato da tutti come l'erede di Roberto Carlos e ottenuto solo dopo un lunghissimo braccio di ferro con la Uefa per la questione dei giocatori comunitari da inserire in rosa. A fine anno sarà rispedito al mittente. Certo, leggere questi stralci biografici non è certo confortante, né per Tiago né per i tifosi della Vecchia Signora. Il primo si può però consolare con i trascorsi di Zidane, anche lui rimasto ingessato per più di metà stagione prima di diventare l'emblema vivente del calcio.
E i secondi con il fatto che la Juventus è pur sempre stata uno dei club più vincenti di tutto il decennio. Nonostante i vari Esnaider, Van Der Sar e Holiseh.
 
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