Torino, il S. Paolo e il grattacielo che nessuno vuole Grattacielo, simbolo di modernità e progresso in qualunque grande città del mondo. Motivo di discussione, divisione e imbarazzo per la classe politica a Torino. Per alcuni, la torre che Renzo Piano dovrà costruire per Intesa-San Paolo nell'area della Spina2 è l'incarnazione del demonio. Tanto che l'ex assessore Paolo Hutter, insieme a un agguerrito gruppo di architetti e urbanisti, ha creato un comitato che non a caso si chiama "Non grattiamo il cielo di Torino". Per altri, sindaco in testa, i 180 metri della torre di Piano devono essere la consacrazione di una città che si vanta di essere capitale olimpica.
 E qui si innesca la polemica politica. Le accuse sono quelle di sempre, dall'area Bor.Set.To alle rivoluzioni urbanistiche delle Spine, agli investimenti per il 2011 e i 150 anni dell'Unità. “Chiamparino ha sottoscritto una santa alleanza con i costruttori privati. Il rischio è il sacco di Torino” dicono dai banchi della sinistra radicale, sventolando lo spauracchio degli orrori edilizi perpetrati in Sicilia. “In questo modo si stravolgerà lo skyline della città, e la Mole non sarà mai più il simbolo di Torino” gli fanno eco quelli del comitato. E per suffragare questa ipotesi è stata anche preparata una cartolina. Si intitola "vista di Torino nel 2010". Nel bel mezzo della città un monolite nero che svetta fin oltre la linea delle Alpi. Una specie di bara al cui cospetto la Mole Antonelliana sembra una villetta a schiera. “Guardate, questo sarà il nefasto effetto del lavoro di Piano pagato con i soldi dei banchieri”. Una visione apocalittica che lo stesso comitato rivedrà poi al ribasso, ma che sicuramente ha spaventato non poco i torinesi. Tanto che lo stesso Piano si è visto costretto a prendere carta e penna e inviare al sindaco alcuni schizzi per mostrare la propria verità. “Caro Sergio, quella cartolina è un falso. Il mio progetto è due volte più basso e due volte più stretto”. Sarà anche. Eppure una prima vittoria il comitato l'ha ottenuta, trovando nell'Enac, l'Ente nazionale aviazione civile, un insperato alleato. L'Intesa-San Paolo dovrà rinunciare a qualche metro di ferro e acciaio. Lo dicono le leggi vigenti che regolano il traffico aereo: oltre una certa quota, detta "di ristabilimento" non deve esserci nulla. E per giunta la Spina2 si trova sulla rotta per Caselle. A questo punto, l'onore della Mole sarebbe salvo. Se poi non bastasse, Piano sarebbe anche disposto a rivedere i suoi disegni e ad accorciare la sua opera fin sotto la "soglia di sicurezza" rappresentata dai 167 metri del capolavoro dell'Antonelli. Ma se anche questo non bastasse, allora l'architetto potrebbe anche togliere il disturbo. Del resto l'Intesa- San Paolo è torinese solo al 50 per cento. E Milano sarebbe quasi certamente contenta di arricchire la sua skyline con un altro gigante di ferro e acciaio. Con buona pace di chi è arrivato addirittura a parlare di referendum popolare per dare il via ai lavori. E dei quasi 3mila impiegati che si ritroverebbero forzatamente a fare i pendolari con Milano per il puntiglio di certa sinistra. |