| Miraggio case popolari |
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Famiglie all’assalto della diligenza ATC La casa, questo miraggio. Torinesi sempre più poveri, strozzati dai rincari e con un potere d'acquisto che si sgretola sotto i loro piedi. Non c'è quindi da stupirsi se la casa, l'investimento di una vita, è in cima alle preoccupazioni di migliaia di persone, magari alle prese con la spada di Damocle di uno sfratto esecutivo. Una scappatoia ci sarebbe anche. Quella di un bando per una casa popolare. Appartamenti dignitosi a prezzi al di fuori di qualunque canone di mercato. La soluzione migliore per chi non sa come sbarcare il lunario e arrivare a fine mese. Peccato che gli alloggi messi a disposizione da Comune e Agenzia Territoriale per la Casa, ex Iacp, siano appena 2mila.E che lo domande presentate soltanto nel primo giorno sfiorino la quota delle 3mila. Un assalto ai forni che lascerà molti a bocca asciutta. Intere famiglie che toccheranno per un attimo il sogno di aver risolto una volta per tutte buona parte dei loro problemi. E che invece, quando il 29 febbraio 2008 scadrà il bando, ripiomberanno nell'incubo di finire in mezzo a una strada. Che sotto la Mole esista un'emergenza abitativa ormai lo sanno tutti. Gli appelli degli assessori per la casa di Comune, Regione e Provincia si sono susseguiti a più riprese, cadendo quasi sempre nel vuoto. La misura è colma, la coperta è corta. Si può scegliere il paragone che si vuole, ma la situazione non cambia. Qui, per far fronte a una fame di casa che sta diventando sempre più atavica e incancrenita, ci vogliono nuovi fondi. Una montagna di soldi che Roma, al momento, non può stanziare. Le case, quindi, sono quelle che sono. Come numero e come qualità. E gli italiani che spesso sono costretti a vivere in fetide topaie con prezzi da grand hotel devono stare a guardare. Sperare che i tre anni di attesa per il concorso siano veramente serviti a qualcosa. Incrociare le dita sulle graduatorie. E subire la concorrenza delle famiglie di stranieri che ora possono partecipare di diritto ai concorsi. Tanto che il 50 per cento delle domande è arrivato proprio da famiglie non italiane. Il bando, su questo punto, parla chiaro: ha diritto a un alloggio di edilizia popolare chi "non è occupante senza titolo di un altro appartamento; chi ha la cittadinanza italiana o di un altro stato aderente all'Unione Europea; chi è in possesso di residenza anagrafica o attività lavorativa esclusiva o principale a Torino e di un reddito annuo complessivo del nucleo familiare relativo al 2006 non superiore ai limiti prefissati". Limiti che fotografano al meglio la dimensione della crisi. Le chiavi dell'alloggio Atc saranno consegnate nelle mani di una famiglia di due persone che non superi il reddito annuo di 19.200 euro. O, diversamente, di un nucleo di quattro persone con un reddito di 27.260. E poi c'è una serie di variabili che fanno la differenza: dall'attuale condizione abitativa, alla propria disabilità o a quella di un famigliare. E se si pensa che le domande che verranno presentate da qui a febbraio supereranno ampiamente le 10mila, bisogna già mettere in conto che quattro famiglie su cinque resteranno a bocca asciutta. Con l'incubo dello sfratto esecutivo. E con il piano di riserva che sempre più torinesi stanno attuando: occupare un alloggio sfitto. “Del resto - penseranno - se non l'hanno mai assegnati si vede che all'Atc non servono”. |
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