Il caro spesa condiziona le festività in molte famiglie Per molti il Natale rischia di essere solo un giorno come un altro. Un giorno nel quale fare i conti con una crisi economica che sta diventando sempre più cronica per troppe famiglie. E nemmeno la tredicesima – per chi ha la fortuna di poterla riscuotere – potrà far fronte ai rincari. Insomma, si preannuncia un 25 dicembre con pochi regali sotto l’albero e con un cenone che non si distoglierà di molto dal pasto di tutti i giorni. E se vogliamo dare una dimensione all’impennata dei prezzi, basta pensare che gli aumenti dei generi alimentari tipici delle festività si aggireranno sui 20-30 euro in più rispetto all’anno scorso. Tra capitone, panettone e spumante, il Natale presenterà un conto che si aggira sui 175-190 euro. Un prezzo che in molti non saranno in grado di pagare. Aumenti per giunta ingiustificati, secondo le associazioni dei consumatori. Prendiamo ad esempio il più classico dei must natalizi, il panettone. L’anno scorso i prezzi erano tendenzialmente livellati verso il basso. Ma quest’anno, con la scusante dell’aumento delle materie prime, la mazzata sarà assicurata. E questo nonostante che, su prodotti lavorati come appunto il panettone, i costi delle materie prime incidano per una percentuale ridicola sul costo finale. Rincari generalizzati Dicembre tempo di scartare i regali. Anche quello, non proprio gradito, degli aumenti che si sono trascinati per tutto l’anno e che adesso non si può più far finta di ignorare.
Le associazioni dei consumatori li avevano annunciati con largo anticipo. Ma molti italiani, forse per non guardare con troppo sconsolante pessimismo al futuro, avevano preferito volgere lo sguardo altrove. Una mazzata doppia, insomma, quasi a tradimento. Come i 140 euro (corrispondenti a un aumento del 14.7 per cento) che si dovranno tirar fuori per far fronte alle spese idriche. O ancora i 414 euro (con una crescita del 7.4 per cento) da destinare alle sole spese alimentari. E su tutto, come ignorare la grande fornace dei risparmi italiani, quella della voce “carburante e energia”. Il petrolio continua la sua corsa a rotta di collo verso l’alto e ormai è stabile a una quotazione che ruota attorno ai 100 dollari al barile. Stesso discorso vale per l’energia, con il prezzo del kilowattora cresciuto del 22 per cento in una sola settimana. Ok, il prezzo è ingiusto In questo freddo Natale 2007, il consumatore si potrà consolare solo con i prodotti elettronici e hightech.  Le uniche buone notizie arrivano infatti da lettori Mp3 e Cd, i soli articoli che potranno vantare un calo dei prezzi (un 28.8 per cento per i primi, un più risicato 4.8 per i secondi). Per tutto il resto, questo 25 dicembre sarà un bagno di sangue per le tasche cronicamente vuote degli italiani. Il panettone di marca passa da 6,90 euro a 7,70 (+11,5%), il pandoro di marca da 6,00 a 6,85 (+14,1%), il panettone non di marca da 3,50 a 3,70 (+5,7%), il pandoro non di marca da 3,20 a 3,50 (+9,3%), lo spumante di marca da 5,60 a 6,00 (+7,1%), il prosecco di marca da 12,30 a 12,50 (+1,6%), il Salmone confezionato da 35,50 al chilo a 41,50 (+16,9%), il torrone, confezione da 300 grammi, da 5,10 a 4,90 (- 3,9%), il cotechino di marca precotto da 7,10 a 7,20 (+1,4%), lo zampone di marca da 9,10 a 9,90 (+8,8%), il vino da tavola (rosso) da 3,70 a 3,85 (+4,0%), le lenticchie da 3,99 a 4,00 al chilo (+0,2%), il miele in vasetto da 250 grammi da 3,50 a 3,60 (+2,8%). Una boccata d’aria potrebbe arrivare dagli addobbi per la casa: l’albero di Natale vero ha mantenuto invariato il proprio prezzo fissato l’anno scorso a 40 euro, le palline sono passate dai 10.90 del 2006 al 9.90 di quest’anno, con una flessione del 9.1 per cento, compensate però dall’aumento dei fili argentati, il cui costo è passato da 2.40 euro a 2.60. In fondo, di fronte a questa bastonata, montare l’albero sarà solo un proforma. Anche perché sotto, di pacchetti, ce ne saranno molto pochi: persino i regali sono aumentati: le bambole di marca aumentano del 2.2 per cento, le costruzioni del 2.8, i modellini di auto costano almeno 30 euro l’uno. Solo le biciclette tengono il prezzo dell’anno passato. In fondo una buona notizia: vedendo le quotazioni del petrolio forse le due ruote sono la soluzione migliore. RISPARMIO Sotto la mattonella non c’é niente Se a Torino c'è crisi questo è anche dell'incapacità delle famiglie di mettere qualcosa da parte a fine mese. Ben inteso, non è certo colpa loro. Di fronte alla galoppata dei prezzi, e una spesa mensile media che si aggira sui 2.358 euro per famiglia, risparmiare diventa un'utopia. A lanciare l'allarme è la Camera di Commercio: il 55 per cento dei torinesi non è in grado di mettere via nulla, e più della metà degli altri, la capacità di risparmio si ferma appena al 15 per cento. Ancora una volta, la casa è in cima alle voci di spesa familiare, assorbendo ben il 34 per cento del reddito complessivo. In soldini parliano di quasi 700 euro da mettere in preventivo a ogni 30 del mese. Per mangiare invece ce ne vogliono 304: e questo nonostante il 40 percento dei torinesi presi a campione dalla Camera di Commercio abbia dichiarato di aver ridotto di almeno un buon 15 per cento il budget destinato agli alimentari. In un'era dominata da Internet e cellulari, non si possono poi certo trascurare i 327 euro per la telefonia e le comunicazioni e i 160 per energia e utenze domestiche varie. Più in generale, sotto la Mole assistiamo a una profonda spaccatura tra classi sociali e legata alle capacità di consumo di ogni gruppo familiare. Da un parte abbiamo una fetta sempre crescente di disoccupati e pensionati costretti a tirare la cinghia 365 giorni all'anno. Dall'altra, impiegati, quadri, dirigenti e liberi professionisti che, nonostante la contrazione dei consumi e la costante diminuzione del potere d'acquisto dello stipendio medio, fanno registrare un forte aumento della propria spesa non alimentare. E così, mentre i non occupati hanno tagliato il superfluo del 31 per cento e gli operai del 7, gli impiegati hanno speso il 15 per cento in più dell'anno scorso per beni non di prima necessità. Percentuale che sale al 35 per cento per i lavoratori in proprio, al 44 per cento per i dirigenti e al 68 per cento dei liberi professionisti. Un dato che tutto subito potrebbe dare l'idea di un'economia che corre a rotta di collo. Peccato che gli indici di indebitamento con banche e finanziari delle famiglie italiani raccontino tutta un'altra storia. | |