A sinistra tutti contro PDF Stampa E-mail
 Prodi: “Questa santa alleanza non piace neppure al Partito Democratico" Il fronte nuovo, nuovissimo, tra Veltroni e Berlusconi che forti dei loro numeri fanno gioco di sponda sulla riforma della legge elettorale, accende i malumori nel resto del panorama politico che avverte il pericolo di finire schiacciato nella morsa dei "grandi". Le facce scontente a corollario delle foto ufficiali che ritraggono i due leader sorridenti mentre suggellano il patto quasi in mondo visione, sono molte. A cominciare da quella del presidente del Consiglio Romano Prodi che evita di commentare ma fa sapere, con tono quasi minaccioso, che convocherà un vertice con Veltroni e con gli altri dirigenti del Pd per tirare le somme "di tutti gli incontri" spiegando che "se a Berlusconi piace un sistema elettorale non è che tutti si devono accodare (stoccata a Veltroni) e andare avanti su quello".
 

 

In più, da Palazzo Chigi fanno sapere che "il Vassallum non piace a molti del centrosinistra e quindi non è detto che sia praticabile" e che occorre "un serio e analitico confronto all'interno del Pd e poi dentro la maggioranza". Il Premier, lasciato fuori dal summit Berlusconi - Vetroni, insomma rema contro e vede il proprio Governo condannato ai tempi brevi, se non già addirittura moribondo. O quanto meno scaricato dall'uomo nuovo della sinistra che va avanti per la sua strada, dopo aver raccolto l'investitura delle primarie. Un atteggiamento che fa presumere che i prodiani lavoreranno sodo per far emergere i punti di disaccordo sul Vassallum cercando alleanze nelle altre compagini di sinistra. D'altra parte, i segnali che arrivano dal resto della coalizione che compone il Governo sono di dissenso molto marcato. "La riforma della legge elettorale - spiega il segretario di Rifondazione Comunista, Franco Giordano - non può essere appannaggio solo di certe forze politiche, ma deve essere esaminata e discussa dal Parlamento. Duro anche il commento dei Comunisti Italiani. "
 
Non avevamo dubbi che l'unica riforma che sta a cuore a Veltroni è quella di far fuori il Governo Prodi. Altro che riforme per il bene del Paese. Il summit con Berlusconi è servito solo all'immagine aperturista del Pd, ma siamo ancora alla rappresentazione della commedia degli inganni. Veltroni fa finta di non accorgersi che l'apertura di Berlusconi è strumentale ed egli non ha assolutamente rinunciato a dare la spallata". Di diverso stile, ovviamente, e assai più maligna la posizione di Clemente Mastella e della sua formazione che si dicono preoccupati dalla richiesta di Berlusconi di escludere le riforme costituzionali dal confronto.
 
La posizione è: " Se non c'è dialogo sulle riforme che sono il vero problema dello stallo del Paese, che diavolo di dialogo è?". Dunque grande preoccupazione a sinistra, ma non è che la musica cambia, spostandoci nel centrodestra. Il più esplicito è come al solito Gianfranco Fini il quale dice che "è positiva la volontà di Berlusconi di discutere una nuova legge, ma è negativa la sua indisponibilità ad una legge elettorale che escluda le dichiarazioni sulle alleanze prima del voto". E la Lega, attraverso Roberto Calderoni, spiega che "è certamente positivo l'impegno confermato dal Cavaliere di voler fare una riforma elettorale e in tempi utili per evitare il referendum, ma che si tratta di una strada in forte salita se si parte dal Vassallum che trova forti contrasti anche all'interno del Pd. L'unico soddisfatto pare Casini: " Credo che il summit tra i due possa essere la premessa di un lavoro che va immediatamente portato in Parlamento. Bisogna fare subito la riforma elettorale e uscire dalla mitologia del bipolarismo che ha creato solo illusioni.
 
 Dice Veltroni: “Berlusconi ha solo cambiato nome a Forza Italia” Si dice, nei Palazzi del potere, che Berlusconi e Veltroni, al di là degli incontri ufficiali ( e di facciata) si parlino da tempo. E non solo attraverso il Mediatore incaricato (leggi articolo su Letta) e si parlino soprattutto per stabilire le mosse propedeutiche a due questioni fondamentali: le riforme istituzionali e la data di quando si andrà a votare. Ma Veltroni, che come dice Giampaolo Pansa, al di là dell’età ancora verde, è un gran navigatore della politica, e non mostra in pubblico né aperture né cedimenti verso il nemico-amico Berlusconi. Anzi, egli dice lapidario che “nel 2008 non si andrà a votare” e che “ il Governo Prodi non ha alcuna data di scadenza”. Insomma la Mortadella non avrebbe scadenza e potrebbe restare sulla tavola degli italiani molto a lungo. Ma al di là delle affermazioni roboanti non c’è data di scadenza sulla confezione e dunque Veltroni potrebbe, ad uno sguardo più attento alla Mortadella, rifiutarsi un bel giorno di servirla a quelli che poi sono i (suoi) elettori. Detto questo, per la cronaca, il sindaco di Roma preferisce rifugiarsi dietro il paravento dell’oppositore. E dunque Berlusconi “ non va sottovalutato perché è abile e ha molti soldi (caduta di stile) anche se un partito può nascere una volta sola e farne nascere un altro a 13 anni di distanza è cosa assi difficile”. E ancora: “Berlusconi era più forte nel 1994 quando è sceso in campo, ora è sulla breccia da 13 anni e si candida a premier per la quinta volta”. Unica concessione (in pubblico): “Parliamo di Berlusconi e dei comunisti da 13 anni…sarebbe ora che cominciassimo a parlare di quello che la gente vuole sentire, ossia precarietà, sicurezza, tasse…per avviare un discorso non politico, ma popolare…dobbiamo avere l’umiltà di capire che la nostra missione è questa”. Parole sante. Per inciso proprio le stesse che ha pronunciato Berlusconi annunciando il nuovo partito degli Italiani. Popolare, ovviamente. Solo un caso? C’è da dubitarne 
 
 
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