Lo sfratto a Prodi PDF Stampa E-mail
 Il Patto tra Berlusconi e Veltroni disegna un diverso futuro Il futuro della politica italiana è cominciato il 30 novembre 2007, verso sera. Gli storici, magari ci diranno anche l'ora esatta, prestando fede alle video registrazioni che, si sa, sono più precise dei verbali di antica memoria. Ed è stato suggellato dalla stretta di mano tra Veltroni e Berlusconi che di fatto chiude il capitolo della guerra fredda e apre quello dei grandi accordi. Che vanno nella direzione delle riforme elettorale e istituzionale e dei regolamenti parlamentari. Più concretamente Veltroni e Berlusconi hanno dimostrato di essere concordi sulla strategia complessiva dell'oggi, che poi segna il futuro della nazione: entrambi vogliono due grandi partiti antagonisti e (sui grandi temi) alleati.
Un partito moderato liberale e un partito moderato socialdemocratico capaci di fare massa critica e di risucchiare il consenso dai partiti minori. Un cammino iniziato che, sinceramente, pare irreversibile. Ciò spiega l'altissimo livello di malumore che si registra tra i partiti di seconda e di terza fila dell'una e dell'altra parte, mentre a Palazzo Chigi suona da ieri, anche se in sottofondo, il deprofundis per il Governo Prodi. Un governo anacronistico alla luce dei risultati che ha ottenuto (basta prestare ascolto alle cronache dei tanti scioperi per capire i sentimenti diffusi nel Paese) e anti storico per l'accozzaglia di partiti e partitelli (tutti litigiosissimi) che lo compongono.
 
La questione di fondo è proprio questa, l'inconsistenza del Governo attuale. E i due leader dei maggiori partiti hanno dato Prodi per morto nel momento stesso in cui - pare concordemente - hanno deciso di escluderlo dalla trattativa, dopo che il Premier ha fatto carte false per pagare pedaggio sul Welfare a Lamberto Dini, mettendolo sul conto dell'estrema sinistra livida di rabbia, ma incapace di rompere per questioni di sopravvivenza e, soprattutto, di poltrone. Fin dal primo incontro ( che va detto è stato anticipato da lunghi dibattiti tra i mediatori di altissimo livello dei due leader) Veltroni e Berlusconi hanno puntato alla nuova legge elettorale che si prospetta come un mix ragionato tra la legge spagnola e quella tedesca, pur con differenze di obiettivo assai marcate: Berlusconi considera la riforma importante ma secondaria rispetto all'obiettivo di andare subito al voto con un bi partitismo avviato a spese delle vecchie coalizioni bipolari; Veltroni, costretto a recitare la sua parte, sostiene che si devono avviare subito tutte le grandi riforme, sia per non scontentare i suoi alleati storici, sia per tendere una mano tattica a Casini e anche a Fini.
 
Un quadro in cui Berlusconi oppone un fermo, ma garbatissimo no ad allungare la vita del Governo Prodi mentre si lavora per preparare il terreno futuro, Veltroni magari è d'accordo ma non lo può dire perché è costretto a negare, verso la sinistra, di volere le stesse cose che Berlusconi chiede a nome della destra. E cioè elezioni subito secondo un sistema che riduca drasticamente il peso dei partiti minori e la loro forza contrattuale o peggio ricattatoria che poi ricade, condizionandola, sulla vita dei Governi. In ogni caso, visto che la politica ha regole ferree proprio come la matematica, il cammino è segnato: una volta abbandonato il bipolarismo si può andare solo verso un sistema a due partiti senza collassi al centro. Perché i grandi artisti esistono proprio per occupare il centro stesso.
 

Le riforme 

Riforma elettorale
Il Pd ha sempre sostenuto il cosiddetto "Vassallum", il Sistema elaborato da costituzionalisti Vassalli e Ceccanti che consiste in un proporzionale con sbarramento che mette insieme il sistema spagnolo e quello tedesco. In partica un sistema alla tedesca con collegi molto piccoli che favorirebbero i partiti maggiori. Tesi sulla quale concorda anche Berlusconi, ovviamente a nome del suo nuovo partito.

Regole parlamentari
L'accordo tra Veltroni e Berlusconi riguarda sostanzialmente uno sbarramento nei confronti della costituzione di gruppi parlamentari diversi da quelli che si sono presentati alle elezioni. Lo scopo è quello di evitare che, una volta raggiunto l'obiettivo di farsi eleggere, le forze politiche si frantumino aumentando la capacità di ricatto dei singoli. Un capitolo dell'accordo riguarda il diritto di precedenza per i disegni di legge e i decreti del Governo. Una sorta di corsia preferenziale per rendere più celere ciò che attiene all'emergenza.

Riforme istituzionali
L'accordo è sui temi che, in buona sostanza ricalcano quelli già previsti nella riforma della Costituzione delineata dal Governo Berlusconi. Il punto di disaccordo è sui tempi: troppo stretti per Berlusconi rispetto all'esigenza del voto; da fare subito per Veltroni. 

 

Il Vassallum 

"Mai più alleanze forzose", il Patto della nuova, strana coppia della politica italiana è proprio questo. E da questa affermazione parte il confronto sul sistema elettorale ideato da Salvatore Vassalli mediato da quelli tedesco e spagnolo. Un sistema gradito a Berlusconi e a Veltroni tanto da spingere il Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga a coniare un divertente neologismo frutto dell'incrocio dei due nomi, ossia il "Veltrusconi".

Neologismo che abbraccia, di fatto sia le larghe intese, sia il metodo con il quale si attueranno. A partire proprio dal sistema Vassalli. Per capirci il "Vassallum" è caratterizzato da piccoli collegi e va a tutto vantaggio dei grandi partiti dando loro un "premio di maggioranza implicito" tanto più alto quanto più grande è il partito. Una compagine che riuscisse a prendere il 38/39 per cento potrebbe di fatto ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. Il leader di questa coalizione sarebbe, automaticamente, il nuovo primo ministro. In altre parole Veltroni e Berlusconi vogliono che quello di loro due che vincerà le prossime elezioni possa restare a Palazzo Chigi per cinque anni, senza subire i dicktat di chicchessia, che si chiami Clemente Mastella oppure Oliviero Diliberto.

Inoltre, di comune accordo, i due leaders vogliono che il prossimo sistema elettorale impedisca la creazione di un nuovo centro che funga da ago della bilancia tra i due schieramenti. In questa ottica l'accordo tra i due deve essere ferreo per strozzare ( si fa per dire, ovviamente) nella culla i piccoli partiti al centro, offrendo loro uno spazio adeguato nelle due formazioni. L'una e l'altra, con un indirizzo popolare liberale o popolare socialdemocratico vogliono racchiudere e rappresentare il centro. 

 
 
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