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 La decisione in Sardegna con i fedelissimi Basta strategia di logoramento. E’ quello che deve aver pensato Silvio Berlusconi quando ha inventato il suo nuovo partito, spiazzando di fatto, in una sola mossa, alleati di sempre e avversari, e ponendosi al centro del dialogo sulla riforma elettorale. Mossa dell’ultimo minuto, secondo qualche affrettato cronista, operazione strategica fortemente meditata secondo i più accreditati che daterebbe addirittura dai primi caldi torridi dell’estate e che sarebbe stata studiata dal cavaliere con una equipe ristretta di collaboratori, studiosi della politica e del costume.
 Comunque sia una botta quasi inaspettata per il mondo variegato del centrodestra che oggi si pone una domanda che potrebbe essere dirimente per il futuro: Il Cavaliere va da solo o aprirà (di nuovo) le braccia ai suoi vecchi compagni di cordata? Per tentare di orientarci possiamo partire dal sondaggio di “Panorama” che sostanzialmente disegna il quadro del centrodestra diviso di fronte al nuovo soggetto politico con un 48,4 per cento di favorevoli e un 42,9 per cento di contrari. E’ di fatto la traduzione di un dato politico già noto: il bisogno di una casa comune e non di un condominio dove i partiti della Cdl litigano. Di questo sono consapevoli anche Alleanza Nazionale e Udc, ma le reazioni alla mossa di Berlusconi sono profondamente diverse.
 
La reazione di AN Rabbia per il patto e la scissione di Storace
 
 Il partito di Fini ha scelto l’arroccamento, vive la scissione di Storace e l’innesto di Daniela Santanchè nella Destra con un nervosismo tale da imputarne la nascita alle trame politiche di Berlusconi, vede il sistema elettorale tedesco come un “tagliafuori” per An e una sorta di invito a nozze per Casini. Significative alcune dichiarazioni di Maurizio Gasparri al proposito. “ In questa vicenda – sostiene – le pance hanno prevalso sui cervelli, e non solo dalla parte di An. Proprio per questo non possiamo accorrere alla Corte di Berlusconi accettando il suo appello.”
E poi ancora: “ Parliamoci chiaro il Cavaliere è andato alla cerimonia di presentazione della Destra e secondo me ha mostrato un compiacimento eccessivo. Adesso il risultato è che Storace che prima vomitava dissenso e anche ingiurie contro il governo della Cdl, oggi fa l’alleato”. L’aria, insomma e’ questa e Fini, dal canto suo, pare in preda alla furia se, passeggiando a Montecitorio, uno come lui, sempre attento e pacatissimo nei giudizi politici sbotta dicendo. “ Non mi farò distruggere da progetti innovatori, non adesso… questo governo deve andare avanti. Se Berlusconi crede di andare a Palazzo Chigi con i miei voti, si sbaglia”. Di qui probabilmente la decisione di incontrare subito Veltroni per parlare di riforma elettorale (battendo sul tempo lo stesso Cavaliere), l’accusa all’ex Premier di aver tradito i Patti di Gemonio sul bipolarismo e il bombardamento mediatico (interviste a Corriere, Repubblica e Panorama) contro Forza Italia. Fabrizio Foresti
 
 IL RETROSCENA Gianni Letta il grande Mediatore di Silvio Dicono di lui che è un pensatore silente. In ogni caso, Gianni Letta, Il Dottore, appare in sintonia con quanto diceva di se stesso il Presidente Carlo Azeglio Ciampi, ossia: “Sono silente, non assente”. E nel silenzio quasi assordante del suo studio in Largo del Nazareno, nel cuore della vecchia Roma, proprio Gianni Letta ha tessuto la trama organizzativa, fatta soprattutto di sotterranei rapporti, del nuovo partito di Berlusconi. Con un orecchio teso ai commenti del Palazzo e l’altro ad ascoltare il Cavaliere per mediare le fughe in avanti e i ripensamenti dell’ultima ora. Chi sa di politica aveva già intuito, leggendo la sua intervista sul libro “Chi è Stato”, curato da Luigi Tivelli, consigliere parlamentare e capo di gabinetto del Governo Berlusconi, navigatore di lungo corso della politica e oggi accreditato commis di Lamberto Dini, che Gianni Letta intendeva accreditare se stesso di un ruolo istituzionale, dunque super partes, con la prospettiva di suggerire, anzi indicare, la linea da seguire per uscire dall’empasse di una sinistra arrotolata su se stessa e da una destra divisa e litigiosa. Così, leggendo alcuni passi, si delinea di fatto la traccia che porterà poi il Cavaliere alla sua fenomenale esternazione sul nuovo soggetto politico. Diceva Letta, già nell’estate scorsa, quando il libro era in prima stesura : “ Perché non pensare a un appello agli italiani da lanciare insieme per richiamarli alla realtà, ma anche per ricreare le condizioni della passione civile e di uno spirito unitario ( il prodromo del partito popolare?) ?” E ancora: “ Dall’una e dall’altra parte ci sono forze che saprebbero cone affrontare questi problemi. Potrebbero farlo insieme, assumendosene congiuntamente le responsabilità”. Chiunque, in queste parole potrebbe trovare l’anticipazione del dialogo tra Berlusconi e Veltroni, in vista di uno scenario alla tedesca che poi è il cuore di ciò che il Cavaliere ha detto pubblicamente. E che qualcuno oggi legge anche come una sorta di auto candidatura di Letta alla guida di un governo di larghe intese. Un’ipotesi forse ancora lontana, magari addirittura lontanissima che tuttavia accredita al Dottor Letta il ruolo del grande mediatore, del trait d’union tra passato e futuro.
 
Gianfranco Fini i patti del... Demonio
In realtà il punto debole della strategia di Fini sono proprio i Patti di Gemonio chiesti e ottenuti nel settembre scorso da Umberto Bossi con la formula tremontiana di “bretelle e cintura”. Ossia se Prodi non cade al Senato, le bretelle non tengono più, ma resta la cintura e si fa (congiuntamente) la riforma elettorale. An e il suo leader invece hanno dato la netta impressione a Forza Italia, ma anche alla salomonica (in virtù dell’essenza democristiana) Udc di voler sfilare sia le bretelle sia la cintura per poi lasciare il Cavaliere in brache di tela. Ne consegue che Bossi e la Lega continuano ad inseguire il loro disegno (evitare il referendum) con un atteggiamento aperturista verso il Cavaliere e il nuovo soggetto politico, mentre la crepa con An si allarga forse ad esclusivo vantaggio di Casini e dei suoi.
Siamo al capovolgimento completo, rispetto al passato. E proprio sulla riforma si giocano le differenze. Casini non teme, a differenza di Fini, il rapporto Berlusconi – Veltroni, già noto nei salotti della politica come il “veltrusconi”, non dà spallate e non fa spallucce al nuovo soggetto e alla nuova impostazione politica, è attento all’innovazione popolare che introduce e aspetta che maturi qualcosa di positivo. Vale dire: elezioni subito e poi riforma, oppure – capovolgendo il corso degli eventi – riforma elettorale concordata tra i due partiti maggiori e poi elezioni. Riflessione finale: mentre Berlusconi lascia scorrere la propria tela, con tanti piccoli tessitori al lavoro giorno e notte, l’Udc resta alla finestra con atteggiamento aperturista (dunque senza chiavistelli precostituiti), al Lega tace ma acconsente e An resta chiusa nel suo bunker. Unica certezza: la pausa natalizia, i veri giochi cominceranno a gennaio.


 
 
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