Il popolo Rom PDF Stampa E-mail
 Le popolazioni tzigane sono così diversificate che è certamente molto complesso proporre qualche elemento come universalmente utilizzabile, poiché la cultura tzigana non è una cultura d’origine, ma una cultura attuale vissuta nel quotidiano. Gli Zingari non possiedono un Paese di ritorno, né un Paese dal quale sentirsi riconosciuti ed appartenenti: il termine Rom li indica come ‘uomini liberi’. Uomini che possiedono solo i paesi d’accoglienza perchè il territorio dello Zingaro è un luogo interiore, caratterizzato da confini perlopiù sfumati, di natura psicologica. Il termine zingari, o zigani, o gitani (dall’ungherese Cigány) è usato per indicare varie etnie. Quelli che vengono chiamati zingari comprendono sia un insieme di popolazioni parlanti lingue di origine indiana che un insieme di popolazioni parlanti lingue di altra origine.
Questi due grandi insiemi condividono caratteristiche di vita, segnate per esempio dal nomadismo in certe regioni d’Europa, e da altri tratti culturali in altre regioni. Contrariamente alla credenza comune, la maggior parte degli zingari sono sedentari e non nomadi. In Italia sono presenti, per la massima parte, i rom, i sinti (o sinte) e i camminanti (o caminanti). Gli zingari che oggi sono situati per la maggior parte in Romania vengono considerati rumeni, ma è sbagliato perchè si tratta invece di un popolo nomade che ha migrato verso l’Europa dell’Est insieme agli Unni.
E che non si è mai integrato con la popolazione romena che, contrariamente a quanto si crede in Italia, manifesta, nei loro confronti, una grande intolleranza. Che in fondo è uno dei motivi per cui la componente meno sociologicamente stabile dei Rom ha scelto, con l’apertura delle frontiere per chi arriva dalla Romania, di spostarsi in Italia. I problemi di violenta criminalità registrati in questi ultimi mesi   sono  da attribuire a questi gruppi di recente immigrazione. I Rom, sono da considerarsi un popolo e non una minoranza.
 
La popolazione totale in Europa è stimata attorno ai nove milioni, ed è in Europa che la loro storia si è accumulata da quando, nel quindicesimo secolo, raggiunsero il suolo europeo provenendo dall'India. Questo popolo figura fra i  più perseguitati nel corso della storia europea e oggi rischia di essere oggetto di un’ intolleranza sempre più crescente.
 
Il rifiuto, da parte dei gagji (nella lingua dei Rom, coloro che vivono in residenze fisse), dello Zingaro e del suo modo di vivere, e l’ostilità di questi ultimi nei confronti dei primi, caratterizzano la relazione di due mondi che si percepiscono come antagonisti. Immersi fra le popolazioni europee, in condizioni difficili, poiché le politiche seguite nei loro confronti sempre più spesso negano la loro cultura invece di accogliere e valorizzarne gli elementi storici, o di agevolare l’interscambio e il confronto proficuo, i Rom sono in gran parte analfabeti e la loro vita media non raggiunge i 60 anni. I pessimi rapporti con gli Stati in cui vivono da secoli fa sì che  i Rom stessi stentino a mutare: divisi da dialetti, usanze ed attività, una sola cosa li lega e li accomuna: la costante fermezza con cui hanno sempre rivendicato la loro appartenenza culturale. 
 
La sfida è tutt'altro che facile, visto che finora non si è riusciti ad andare oltre la proposta dell'assimilazione pura e semplice. Sono europei a pieno titolo e come tali vanno considerati, alla luce dei principi di salvaguardia e tutela dell'identità che è richiesta per tutte le culture che fanno la ricchezza del continente.  In questa prospettiva diventa quindi fondamentale riconoscere l’altro nella sua diversità e lo sviluppare la coscienza di far parte dello stesso pianeta.
 
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