| La vittoria degli onesti |
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Juve, battere l’Inter e dimenticare Calciopoli Giustizia è fatta. Milioni di tifosi bianconeri avranno pensato questo quando hanno visto il tiro di Trezeguet insaccarsi come una saetta nella porta difesa da Julio Cesar per il due a zero contro gli odiati nerazzurri. Perché l'Inter non è una semplice squadra, per molti è il simbolo vivente del teorema Calciopoli, della retrocessione in Serie B, degli scudetti revocati, di un castello accusatorio che più passano i mesi più perde i pezzi, smascherando a poco a poco un affaire che sembra montato ad arte e che, guarda caso, coincide proprio con l'inizio dei successi nerazzurri. Su Internet la letteratura in materia è pressoché sconfinata. Centinaia e centinaia di pagine, controinchieste, verità scomode e pertanto - sostengono i bianconeri - insabbiate dal Palazzo.
Tutte accomunate da un unico pensiero dominante: se la Juve è andata in Serie B, se le sono stati tolti titoli vinti sul campo, se la squadra è stata smembrata dagli altri club che, come iene, si sono accaniti contro una società moribonda, non è colpa di Moggi, di Girando o del cosiddetto "sistema Juve". È solo colpa dell'Inter, della famiglia Moratti e dei suoi potenti accoliti che hanno montato un caso su accuse debolissime, arrogandosi contemporaneamente le cariche di giudice e parte lesa. A proposito, su Internet circola un decalogo - quello di "farsopoli", per l'appunto - che sintetizza in maniera perfetta la sterminata produzione apologetica della Juve della Triade. Ad averlo stilato è Massimo Zampini, amatissimo moviolista e opinionista della trasmissione "La Juve è sempre la Juve". Si comincia. Punto uno: la nomina di un ex dirigente dell'Inter (il famoso riformatore Guido Rossi) a commissario straordinario della federazione. Punto due: lo stesso commissario, detto non a caso "il professore", appena insediato dichiara: "Io sono dell'Inter, quindi non c'entro con questo scandalo" e così, a pallino, decide di togliere un grado di giudizio sportivo iniziando dalla corte di appello federale. Punto tre: la richiesta arrivata a gran voce dell'opinione pubblica di ritirare dal ritiro di mondiali (poi vinti) di Germania Lippi e Cannavaro perché chiaramente messi lì da Moggi. Punto quattro: il Milan non c'entra questa storia, e se Galliani chiamava qualche dirigente della federazione lo faceva solo perché "scherzava". Cinque: stranamente le sentenze sono state indovinate alla perfezione da un giornale diversi giorni prima del pronunciamento. Sei: il giornale è quello che fino all'ultimo ha definito lo scandalo "Moggiopoli" e non "Calciopoli", nonostante a esserne coinvolte erano più della metà delle società di Serie A. Sette: l'indomita difesa dell'avvocato bianconero, disposto "ad accettare la sentenza" se fossero condannati anche gli altri club. Otto: al momento delle sentenze, il Milan si è ritrovato in Coppa dei Campioni, Carraro praticamente assolto, arbitri tutti assolti tranne De Sanctis. E questa sarebbe la "cupola" bianconera, due persone in tutto: Moggi e De Sanctis. Nove: la scoperta che Moggi, i dirigenti del Milan, quelli dell'Inter parlassero del loro lavoro al telefono (Ma non mi dire…). Dieci e dulcis in fundo: lo scudetto all'Inter per meriti morali. La stessa squadra nota per intercettare e far pedinare arbitri, falsificare documenti, falsare bilanci. Lo scudetto degli |
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