Toro, orgoglio e paura PDF Stampa E-mail
Torino FC Cairo, NovellinoSconfitte, infortuni e lo spettro della B Di colpo il Torino riscopre che la salvezza non è poi un dogma. E che magari si potrebbe arrivare alla fine della stagione a combattere con il coltello tra i denti per non finire nell'inferno della Serie B, proprio nella stagione in cui Cairo aveva promesso il divertimento ai propri tifosi. La sveglia è arrivata alla terza sconfitta consecutiva, in casa contro un rabberciato Milan. Prima era stata la volta dell'Udinese e di un redivivo Cagliari, che si è dimostrato più determinato dei granata nell'inseguire l'obiettivo di risalire la china della classifica. E adesso, in casa granata è tempo di processi. Imputato, come sempre succede nell'Italia pallonara, è il tecnico Novellino, passato in tre giornate da essere salvatore della patria a causa principale del tracollo.
E a forza di ripeterglielo, il buon Monzon si è quasi convinto che le cose stiano proprio così. "E' un momento di difficoltà - ha ammesso ai microfoni Sky dopo la gara con il Milano - . Cercheremo di superarlo. Non siamo in crisi di gioco, mi assumo tutte le responsabilità io, è un momento particolare della mia vita di allenatore. Ho fatto sempre dei grandi campionati, quest'anno faccio un po' fatica. La squadra non c'entra, penso che abbiamo fatto dimenticare la bruttissima prestazione di Cagliari". Soldatino Walter mette poi le mani avanti e giustifica l'operato del suo presidente: "La classifica fa paura ma la realtà è questa. Dobbiamo andare a Catania a fare risultato senza paura. Cercheremo di migliorare. È un momento di passione, perché siamo nella settimana santa, mi dice non c'è due senza tre e mi auguro che questo periodo sfortunato sia finito.
 
Per ora non dico che stagione è un fallimento. Sono abituato a fare i conti alla fine. Credo che il presidente abbia fatto di tutto. È l'unico che non centra niente". Del resto, dopo il primo ko con il Cagliari il Torino aveva l'identico bottino della vituperata squadra dello scorso anno: 31 punti dopo 28 partite. Uno shock dopo la rivoluzione estiva di squadra e società, ma il rischio rispetto allo scorso anno è ancora più elevato. Ora la classifica è molto più corta (otto squadre in dieci punti rispetto alle nove in dodici punti del 2007) e le ultime dieci partite dei granata hanno un notevole rischio. Dopo i due big Udinese e Milan (partite chiuse con altrettante sconfitte), sarà poi chiamato alle sfide dirette con Catania (in Sicilia) ed Empoli prima del Genoa. Lì dovranno maturare i setteotto punti per vivere serenamente il finale di stagione col trittico Inter-Roma- Napoli e la volata toscana con Livorno (fuori casa) e Fiorentina. E come se non bastasse, ci si mettono di mezzo pure gli infortunati.
 
La stagione di Comotto è già finita, mentre Lazetic pare recuperabile per la gara di domenica prossima a Catania. Diverso il discorso riguardante Sereni, che probabilmente sarà ancora fuori e lascerà il posto tra i pali a Fontana, e Barone, rimpiazzato da Paolo Zanetti. Insomma, da qui alla fine sarà una guerra, da combattere con il pugnale tra i denti. L'unica speranza è che il tanto celebrato "cuore Toro" ricominci a pulsare il prima possibile. Altrimenti saranno dolori.
 
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