| La febbre del grattacielo |
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Gli architetti si sfidano, la città aspetta: cresceremo? C'è il grattacielo del San Paolo e ci sono i suoi fratellini. Di colpo, Torino si scopre imparentata con New York e decide di cambiare il proprio orizzonte, o landscape per dirla con il linguaggio d'oltreoceano. In origine fu Renzo Piano con la sua torre che a molti sembra un affronto alla regalità della Mole in ossequio agli interessi del San Paolo. Poi fu la volta di Massimiliano Fuksas con il suo complesso edilizio che - vuoi perché desiderio della zarina Bresso - non è sembrato scandaloso quasi a nessuno. Adesso è il tempo dei loro epigoni in piccoli, architetti, compagnie, costruttori che vogliono fare la loro parte nel cambiamento e imprimere il proprio sigillo sul volto della città di domani. Se i soliti dinosauri del no fisso non continueranno ad avere il peso politico per paralizzare il futuro, è possibile che a sfidare le nuvole, da qui a qualche anno, non ci sarà solo la Mole Antonelliana.
E tralasciando per un attimo la torre simbolo del potere capitalistico per la quale sono già stati versati ettolitri di inchiostro - quella del San Paolo, appunto - ci sono già abbastanza progetti per disegnare la Torino del domani. Fuksas, ad esempio, si prepara a costruire un nuovo quartiere sulle ceneri dell'ex Fiat Aeronautica di via Nizza. Quartiere governativo, ben inteso, in ossequio delle direttive impartite da Bresso e compagnia per celebrare la "grandeur" dell'amministrazione - di sinistra - della Regione Piemonte. Non un semplice grattacielo, ma un complesso residenziale e di comando con un gigante di almeno 160 metri circondato da quattro "scudieri" di ottanta. E poi ancora palazzi per uffici, assessorati, dipartimenti vari, tutto quello che serve per la pachidermica macchina del potere dei proconsoli del Piemonte. Una cosa del genere, anche se in scala ben più ridotta, l'aveva già immaginata a suo tempo l'ex governatore Enzo Ghigo, anche se il suo progetto si concentrava in un unico grattacielo - sempre frutto dell'ingegno dell'architetto romano - da sistemare al centro dell'ex area Matarferro all'imbocco della Spina1. Il passaggio di poteri alla Bresso ha bloccato tutto. Con l'aggravante che il Comune si è ritrovato un'area delle dimensioni di piazza Vittorio sul groppone, senza possibilità di liberarsene. Da qui il colpo di genio della finanza allegra di Chiamparino: vendiamola ai privati. Che siano loro a completare il lavoro che il pubblico non è nemmeno riuscito a iniziare. Vituperi e mugugni da parte della sinistra contro il Chiampa-palazzinaro. Pazienza. Sta di fatto che l'ex Materferro è stata venduta poche settimane fa a una nota azienda di costruzioni per una cifra che si aggira sui venti milioni di euro. Il prezzo dei diritti edificatori per un grattacielo di circa 100 metri che andrà a completare il grandioso disegno del boulevard olimpico della Spina1. E che dire allora dell'area dell'Alenia di corso Marche, che il colosso aerospaziale ha deciso di dimettere a favore di una riconversione residenziale? Un investimento da 100 milioni di euro coperti completamente dagli stanziamenti della Finmeccanica, decisa a creare un quartiere misto residenziale e commerciale che, neanche a dirlo, si svilupperà attorno all'immancabile grattacielo. E tanto per restare in tema di riconversioni post-industriale, la fregola "verticalistica" degli architetti torinesi non si è fermata nemmeno di fronte alle gloriose vestigia della Fiat. In corso Dante, dove la Fabbrica Italiana Automobili Torino ha mosso i primi passi, sorgerà l'ennesima torre, che questa volta si fermerà a quota 80 metri garantendo il rispetto dei vincoli imposti dalle belle arti. Un po' quello che potrebbe succedere anche per il "Lingottino", l'ex Grandi Motori di corso Vercelli. L'area è abbandonata da quasi due decenni? Nessun problema. L'ennesimo grattacielo non può che essere la soluzione migliore. |
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