Gioventù sballata PDF Stampa E-mail
Gioventù sballataAllarmante rapporto sulle dipendenze dei giovani Alcolizzati, drogati, schiavi di cocaina e metanfetamine. A 15 anni, appena abbandonati i banchi delle scuole medie per sedere su quelli dei licei e degli istituti tecnici. È la non certo edificante immagine della "gioventù bruciata" sotto la Mole, una legione di ragazzini che per sentirsi più grandi della loro età non disdegnano micidiali cocktail di alcol e stupefacenti e sono pronti a esperienze sessuali border-line e senza alcun tipo di protezione già a 12 anni. Un'immagine scattata dagli esperti che hanno analizzato il fenomeno della droga a Torino partendo dai dati in possesso di Asl e Sert dove i tossicodipendenti abituali sono in cura. Esperti che, tanto per dare una dimensione immediata al fenomeno, hanno calcolato in 40mila le dose di cocaina che ogni giorno finiscono nel Po. Qualcosa come quattro chili di stupefacente che, attraverso le urine dei consumatori, raggiungono la rete fognaria e da lì il fiume che attraversa Torino.
Il dato sempre più sconcertante è che l'età di questi consumatori è sempre più bassa, andando in molti casi a sovrapporsi a quella degli allievi delle scuole medie e dei primissimi anni delle superiori. In un anno, l'osservatorio epidemiologico piemontese delle dipendenze ha registrato ben 344 casi di tossicodipendenza nella fascia di età compresa tra i 15 e i 19 anni, con 222 "nuovi casi" rispetto ai 12 mesi precedenti. Ancora più sconvolgente la situazione nella fascia d'età successiva, quella dei 20-24: qui, i soggetti segnalati come "utenti tossicomani" sono 1.200, con 513 nuove patologie rispetto al 2007. Per non parlare poi dei torinesi tra i 25 e i 29 anni: 2.265 casi, con 602 nuovi ingressi e 1.663 utenti già registrati.
 
Analizzando complessivamente questi dati, si scopre così che 27 giovani su mille sotto la soglia dei 34 anni rientrano nelle liste dei Sert, quasi sempre per una dipendenza da cocaina. Senza poi parlare della zona d'ombra dei tossicodipendenti casuali, dei ragazzini che fanno la colletta per comprarsi un ovulo dallo spacciatore all'angolo o che mischiano ecstasy e superalcolici per cercare lo sballo a tutti i costi, in discoteca come nei festini in casa. "Poliassuntori" li definiscono gli esperti. Una parola nata per indicare la nostra "gioventù bruciata" che cerca di annegare in fondo a una bottiglia o in una striscia di cocaina una fragilità affettiva sempre più marcata, una mancanza di valori pressoché assoluta unita a una totale assenza di valori provenienti dal mondo degli adulti.
 
Una "gioventù bruciata" che di fare il salto di qualità verso il mondo dei grandi anche attraverso il sesso. Sempre più precoce e sempre meno protetto, con partner occasionali conosciuti nella bolgia delle discoteche o nel rapporto virtuale di una chat. Uomini e donne che non esitano ad andare a letto o a consumare un fugace rapporto nel bagno di una sala da ballo con ragazzini anche di 12 anni, completamente consapevoli di quello che stanno facendo. Ma che non conoscono, o fingono di ignorare, le insidie nascoste dietro un rapporto non protetto. Lo testimonia l'impennata delle malattie veneree che stanno affliggendo i giovani d'oggi, neanche fossero poeti maledetti o artisti bohemien: candida, clamidia, sifilide, Aids. Il prezzo, sicuramente troppo caro, che troppi figli di questa società devono pagare per il proprio desiderio di diventare grandi quando si è solo dei bambini.
 
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