Circondati da clandestini PDF Stampa E-mail
controlli di poliziaFregati da Mastella L'avevamo detto. Non ci siamo sbagliati. L'ondata di indignazione che ha seguito il barbaro massacro di una donna nella baraccopoli di Tor di Quinto per mano di uno zingaro si è andata a infrangere contro gli scogli della farsa. E alla fine, di quelle norme draconiane - che tra l'altro permettevano l'espulsione anche dei cittadini comunitari, rom compresi - non è rimasto nulla. Semplicemente perché l'ormai defunto governo Prodi non ha tradotto in legge il decreto d'emergenza varato dopo l'omicidio della signora Reggiani. Tutta colpa della mancanza di tempo per un nuovo passaggio al senato che permettesse di eliminare una contestata norma contro l'omofobia. E così, per un punto Martin perse la cappa. Con i più sentiti ringraziamenti dei delinquenti espulsi che ora potranno tornare tranquillamente in Italia, forti del loro status di cittadini comunitari.
Clemente MastellaDel resto, basta scorrere i titoli dei giornali per capire quanto questo paese si dimostri benevolente con gli irregolari e quanto le maglie della sua giustizia siano allentate. È notizia di questi giorni di un cittadino senegalese, tal Aliou Gaye, irregolare sul territorio nazionale addirittura dal 1994. Come se nulla fosse spacciava dosi di droga per le strade di San Donato, fino a crearsi una lucrosa rete di affezionati clienti che lo contattavano a uno dei dieci telefoni cellulari in suo possesso. E nonostante questo, il signor Gaye aveva appena presentato le pratiche per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, come testimonia la ricevuta che ha mostrato agli agenti che lo hanno arrestato la domenica di Pasqua. E che dire allora di un altro galantuomo ospite non desiderato dello Stato Italiano, l'africano Christhopher Nnaka fermato dai vigili urbani nei giorni scorsi mentre era intento a piazzare dosi di eroina niente meno che davanti ai cancelli di un asilo del lungo Dora. Nnaka, alcuni mesi fa, era stato espulso dal territorio nazionale per decreto del prefetto di Aosta. Decreto che ovviamente il centrafricano ha bellamente ignorato. Semplicemente si è limitato a spostarsi dal capoluogo valdostano a quello piemontese, continuando a spacciare e a prendersi gioco delle istituzioni italiane.
 
Un comportamento non certo isolato per i tanti clandestini che hanno trovato nello Stivale il paese del Bengodi. Senza poi dimenticare quelle decine di migliaia di romeni che, da un giorno all'altro, hanno acquisito lo status di comunitari - e quindi di intoccabili - grazie all'ingresso del loro paese natìo nell'Unione Europea. È il caso del rom che ha prima violentato e poi massacrato la signora Reggiani a Tor di Quinto, o di quell'Amethovic che ha travolto e ucciso quattro ragazzini perché completamente ubriaco alla guida del suo furgone. Un copione che purtroppo si è ripetuto, pressoché identico, anche a Torino. Ancora una volta il protagonista è uno zingaro ubriaco che perde il controllo della vettura che sta guidando. È successo la sera di Pasqua sul cavalcavia di strada Cebrosa. Bogdan Radu, rom 22enne, è uscito di strada con la sua Fiat Brava - auto intestata a un suo connazionale già proprietario sulla carta di altre 600 vetture - e si è schiantato contro un'Alfa Romeo che proveniva dalla parte opposta. Maria Romano, casalinga 52enne, muore sul colpo.
 
Ora per lo zingaro si prospetta un processo per omicidio colposo che, per quanto aggravato, probabilmente lo porterà a breve fuori di galera. Intoccabile sul suolo italiano. Il prezzo che paghiamo per le paure omofobiche del governo (quello Prodi) che non ha voluto tradurre in legge il tanto auspicato giro di vite contro questa gente.
 
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