| Case popolari: ecco i dati |
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Molte le famiglie in crisi per il caro affitto Domanda: come fa una città che ha quasi 30mila alloggi sfitti - dati forniti dall'assessorato per la Casa del Comune di Torino - a negare il diritto a un tetto sopra la testa a qualcosa come 10mila cittadini? Risposta: quei 10mila cittadini non hanno abbastanza soldi per permettersi di pagare l'affitto di un alloggio sul mercato del privato.E allora si rivolgono disperatamente a un miraggio chiamato casa popolare. Che diventerà realtà per un richiedente su dieci, come in una riffa dolorosa che nega un diritto fondamentale a centinaia di famiglie. Anche perché tra le possibilità reali di chi si trova spogliato di qualunque tipo di potere d'acquisto e le richieste di un mercato che non fa sconti a nessuno ci passano circa 200 euro. Troppi, specialmente per chi deve tirare a campare con la minima o con un contrattino part-time da 600 euro mensili. Tendenzialmente, il tetto medio di spesa per una casa a Torino si aggira sui 250 euro. Di più, ora come ora, i torinesi non possono spendere. Peccato che con quei soldi si riesca a trovare a stento un pied-a-terre con uso bagno. Modo elegante per indicare qualche stamberga di ringhiera con gabinetto rigorosamente sul ballatoio. Per una casa degna di questo nome e nella quale una famiglia possa arrangiarsi, ce ne vogliono invece circa 450. E se chi sta cercando casa non se la passa bene, gli affittuari non stanno certo meglio. Al 30 del mese l'affitto va pagato, e se non si ha più il becco di un quattrino alla terza settimana, diventa quasi una missione impossibile. Lo si capisce dal boom di sfratti dell'ultimo anno: quasi 3mila nel solo 2007, l'83 per cento dei quali per morosità dei locatari. Nuovi poveri che prima tornano a rivolgersi al proibitivo mercato privato per poi rassegnarsi e tentare il tutto per tutto partecipando al bando per quello, ormai saturo, dell'edilizia pubblica. Dove di case disponibili non ce ne sono. Basti pensare che a fronte di un patrimonio immobiliare pubblico di circa 19mila alloggi (poco più del 3 per cento del totale) le richieste presentate per l'assegnazione sono state circa 10mila. In molti casi si tratta di anziani, pensionati monoreddito con pensioni miserande e condizioni abitative molto disagiate e segnate da uno sfratto esecutivo. E poi ci sono gli ex detenuti, i soggetti seguiti dai servizi psichiatrici, i casi di emergenza abitativa, le famiglie nomadi, i nuclei privi di reddito. Situazioni limite che di fatto monopolizzano le assegnazioni e lasciano senza alcuna speranza tutti quei cittadini che, pur vivendo situazioni di profondo disagio, un lavoro seppur modestissimo ce l'hanno. <<Allo stato delle cose, è praticamente impossibile che un operaio possa avere una casa popolare>> ha sottolineato in una recente conferenza stampa il presidente di Atc Torino Giorgio Ardito. Il rovescio della medaglia, poi, sono percentuali altissime di morosità anche nel mercato dell'edilizia popolare, con famiglie così malmesse da non riuscire a pagare nemmeno uno bolletta che, di media, non supera i 30 euro mensili. Per uscire dalla crisi non resta che incrociare le dita e sperare in quel fantomatico progetto "dei 10mila alloggi" auspicato a ogni occasione dagli assessorati per la casa. Per il momento, la promessa è di 400 nuovi appartamenti per il prossimo biennio. Staremo a vedere. Intanto i torinesi continuano a pregare. E a sperare di non arrivare a chiamare casa lo scomodo abitacolo della loro vecchia utilitaria.
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